Protostoria
Il territorio di Bitti vanta un discreto numero di monumenti e testimonianze archeologiche che mostrano una presenza umana importante durante le fasi preistoriche e protostoriche e testimoniano l’evoluzione culturale e religiosa delle antiche civiltà sarde.
Per quanto abbondanti nei comuni contigui come Buddusò, le tombe ipogeiche tipo domus de janas sono soltanto due, Eritza e Serra Ruja, o Monte Ruju, segno di una presenza umana limitata per il Neolitico.
L’insediamento appare più visibile e in crescita durante l’età del rame, come testimoniano dolmen e menhir. Si conoscono tre menhir, due a S’Ena e uno a S’Ispatula. In quest’ultima località è presente anche un recinto megalitico, al quale se ne aggiunge un altro da Sa Pathata.
Le tracce più rappresentative sono quelle relative all’epoca nuragica, per la quale si conoscono 14 nuraghi, alcuni dei quali con villaggio circostante: Curtu, Dure, Funtana Etza, Ghellai, Lanzanis, Luitze, Murrere, Olustu, S’Ena, Siddu, Solle, Tuturchi, Ortuidda, su Eritta. Diversi anche i villaggi senza nuraghe come Muru ‘e Colovras, Bonu Caminu.
L’area appare quindi intensamente abitata durante tutta l’età del bronzo e fino all’età del ferro e mostra elementi di collegamento e continuità con l’insediamento dei confinanti territori di Buddusò e Osidda.
Nell’area si contano almeno 9 tombe di giganti, gran parte delle quali semidistrutte o spoliate: Ascusogliu, Guore, Maindreu, Nitossila, Orthai, Artareddu ‘e Sa Pathata, Solle, Su Pranu, Tuturchi.
L’aspetto religioso è testimoniato da alcuni luoghi di culto, come la fonte di Orolia, e da un importante santuario, quello di Romanzesu, che si distingue per la sua estensione e complessità, oltre che unicità.
I monumenti archeologici di Bitti mostrano uno stato di conservazione generalmente buono, a parte alcuni siti che sono stati oggetto di scavi abusivi e spoliazioni che ne hanno causato il degrado.
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Bibliografia essenziale
Storia romana
Bitti. L’iscrizione funeraria di Decumus Cniensis
Tra le poche ma significative testimonianze epigrafiche della Sardegna interna, si segnala una modesta iscrizione funeraria rinvenuta oltre un secolo fa nell’altopiano bittese, in regione Sa Patzata.
L’iscrizione, pubblicata nel 1919 e confluita nella collezione del Museo Archeologico Nazionale Giorgio Asproni di Nuoro, è realizzata in modo abbastanza approssimativo su un piccolo blocco di granito locale.
Il testo latino è il seguente: Decumus Cirneti / f(ilius) Cniensis (?) c(o)hort(is) / Aquitanorum / annorum XXXII / stupendiorum (!) XV h(ic) s(itus) e(st).
La traduzione è la seguente: Decimus, figlio di Cirnetus, originario di Cinium (o Clunium?), della coorte degli Aquitani, di 32 anni e con 15 anni di servizio, qui è sepolto.
L’iscrizione fu posta in ricordo del soldato Decumus, o Decimus, figlio di Cirnetus, deceduto all’età di 32 anni dopo 15 anni di servizio. L’origine del militare è dubbia a causa della non semplice identificazione dell’etnico Cniensis, che potrebbe rimandare a Cinium, nell’isola di Maiorca, a Clunia, nella penisola iberica, oppure a Clunium, in Corsica. Il patronimico è privo di puntuali riscontri dell’epigrafia latina e potrebbe essere di ambito celtico o collegabile proprio alla Corsica.
Il soldato operava nella coorte degli Aquitani, attiva in Sardegna durante l’età giulioclaudia, prima di essere trasferita in Germania, dove è documentata nel 74 d.C.: il reparto, dotato di cavalleria, operava tra Ardara e Luguido (Oschiri), evidentemente spingendosi fino al Nuorese garantendo il controllo militare del margine settentrionale della Barbaria.
La cronologia del reparto, i formulari epigrafici e le caratteristiche paleografiche permettono dunque di datare l’iscrizione nella prima metà del I secolo d.C.; il luogo di rinvenimento potrebbe suggerire, inoltre, l’esistenza di un presidio proprio nell’agro bittese, in connessione con la limitrofa stazione di Caput Tyrsi, forse localizzabile proprio a Sa Patzata o nelle immediate vicinanze.