Arte
Orani, la mostra Nairy Baghramian. Pratza ’e Domo. Museo Nivola
La mostra Nairy Baghramian. Pratza ’e Domo. Una casa semiotica mai costruita, inaugurata il 29 giugno 2024 presso il Museo Nivola di Orani rappresenta un esempio emblematico di innovazione artistica e coesione sociale.
Frutto dell’assegnazione del Premio Nivola per la Scultura 2023, il progetto espositivo si articola come un ambiente concettuale che rilegge l’idea di casa non come struttura fisica, ma come spazio utopico e dinamico dove idee, oggetti e relazioni si compongono e si ricompongono in un processo aperto e collettivo. “Pratza ’e domo”, in lingua sarda, significa infatti “piazza di casa”: un luogo di soglia, sospeso tra pubblico e privato, individuale e collettivo.
Attraverso opere di undici artisti e designer – tra cui Phyllida Barlow, Julie Mehretu, Oscar Murillo, Paulina Olowska – Baghramian ha costruito una riflessione poetica e politica sui temi dell’incompiuto, dell’ibrido e della collaborazione. Il percorso della mostra si snodava tra sculture, oggetti di design, tessuti, installazioni e frammenti architettonici, che evocano una casa “mai costruita” ma sempre immaginabile, sempre possibile.
Uno degli elementi più significativi della mostra Pratza ’e Domo è il grande tappeto disegnato da Nairy Baghramian e realizzato nel laboratorio tessile di Mariantonia Urru a Samugheo, centro noto a livello internazionale per la sua eccellenza nell’artigianato tessile. Il tappeto, con la sua struttura geometrica minimale e l’uso sapiente dello spazio negativo, traduce visivamente alcuni dei temi chiave della pratica dell’artista—come la tensione tra presenza e assenza, la permeabilità tra pieni e vuoti, tra superficie e profondità.
Il laboratorio Mariantonia Urru è una realtà d’impresa artigiana all’avanguardia che da anni unisce saperi tradizionali e innovazione tecnologica. Specializzato nella produzione di tessuti d’arredo e tappeti di alta qualità, il laboratorio lavora con telai meccanici adattati per riprodurre le tecniche della tessitura manuale sarda, come il pibiones e l’uncinetto su telaio. La collaborazione con artisti e designer contemporanei, come in questo caso con Baghramian, fa parte di una strategia di internazionalizzazione e valorizzazione culturale, che consente all’impresa di aprirsi a nuovi mercati e visioni, preservando al contempo l’identità e le tecniche locali.
Il disegno essenziale e il raffinato cromatismo del tappeto richiamano la poetica del “vuoto” e dello “spazio negativo” cara all’artista, e si ispirano visivamente al pozzo sacro di Santa Cristina, uno dei monumenti più affascinanti della Sardegna nuragica. Ma oltre al suo valore estetico e simbolico, quest’opera rappresenta una best practice di innovazione territoriale, in cui le risorse culturali e materiali del territorio si intrecciano con la ricerca artistica contemporanea, dando vita a un prodotto che è al contempo oggetto, racconto, alleanza.
Questa collaborazione – resa possibile grazie alla rete virtuosa attivata dal Museo Nivola – incarna appieno gli obiettivi del progetto InnTerr, dimostrando come la cultura possa farsi leva di sviluppo locale, attivando filiere produttive, promuovendo il saper fare tradizionale in chiave contemporanea, e rafforzando l’identità del territorio attraverso il linguaggio universale dell’arte.
La mostra Pratza ’e Domo si presenta dunque non solo come un evento espositivo di grande rilievo internazionale, ma come laboratorio territoriale di co-creazione, cooperazione e inclusione. Un esempio di come le istituzioni culturali, operando in una logica di apertura e dialogo, possano diventare motori di rigenerazione economica e sociale nei contesti interni e periferici dell’isola.
Conclusioni
Il progetto espositivo di Nairy Baghramian al Museo Nivola dimostra come la valorizzazione del patrimonio culturale possa passare anche attraverso esperienze artistiche radicalmente contemporanee, capaci di attivare reti territoriali e processi produttivi innovativi. L’esperienza del tappeto realizzato con Mariantonia Urru è solo uno degli esempi possibili: il modello può essere replicato e ampliato, favorendo nuove connessioni tra artisti, artigiani, istituzioni e comunità.
Letteratura
Orani letteraria
Quando si parla di Orani, è impossibile non imbattersi nell’eredità culturale della straordinaria figura di Costantino Nivola (1911-1988), artista tra i più importanti a livello internazionale del XX secolo, a cavallo fra Sardegna e Stati Uniti e al quale è dedicato, proprio nel paese natale, il Museo Nivola: Museo di Arte Contemporanea, che custodisce non solo un’esposizione permanente delle sue opere dell’artista, ma che dedica anche spazio a mostre temporanee aperte ad artisti e artiste ultracontemporanei, che interagiscono con l’ambiente e l’eredità culturale di Nivola. Meno noto è che Nivola abbia anche lasciato una testimonianza scritta del suo rapporto con i luoghi, in quel genere sospeso fra l’autobiografia e l’autoritratto d’artista che è Memorie di Orani, pubblicato postumo per i tipi di Scheiwiller nel 1996 a cura di Aldo Buzzi e successivamente riedito dalla casa editrice nuorese Ilisso.
Qui il paese originario assume un fortissimo valore simbolico, legandosi alle immagini ricorrenti che la madre (anche nell’immagine di colei che fa il pane, vera e propria forma d’arte della cultura sarda) assume nell’opera scultorea dell’artista. Iconotesto corredato da 25 disegni dell’autore, si tratta di un viatico d’eccellenza per scoprire questo piccolo paese incastonato nell’entroterra sardo che è stato spesso trasfigurato in toponimi di finzione, eppure sempre radicati nella realtà del suo territorio, da uno degli scrittori ultracontemporanei sardi di maggior successo, Salvatore Niffoi.
Nato proprio a Orani, Niffoi ambienta la maggior parte dei propri romanzi nell’entroterra sardo, con trame di ambientazione storica dal forte sapore melodrammatico, imprimendo un senso di selvatichezza estrema a un paesaggio che sembra farsi esatto specchio delle passioni intense e talora violenti che animano i suoi personaggi. Non è difficile riconoscere nella Oropische ai piedi del romanzo d’esordio Collodoro (1997 e 2008) o nella Orolé del più recente Le donne di Orolé (2020)l’assonante Orani, ma anche laddove i nomi diventino più fantasiosi (la Chentupedes di Pantumas, Bodoloi in Nate sotto una cattiva stella e l’elenco potrebbe continuare) permane quasi immutata un’ambientazione barbaricina strenua, di cui il paese natale non può che essere la matrice sempre vivificata e trasformata dall’immaginazione inesauribile dello scrittore.