Arte
Fonni e il pastoralismo sardo
La valorizzazione integrata del patrimonio culturale del territorio nuorese portata avanti da InnTerr capitalizza i risultati di un progetto di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia–Francia Marittimo 2014-2020, denominato RACINE, al quale l’Università di Sassari ha partecipato come partner tra il 2019 e il 2022. Tra gli obiettivi del progetto vi era la creazione di Ecosistemi di Identità Culturale, finalizzati a promuovere nuove forme di sviluppo endogeno e sostenibile in territori fragili e periferici rispetto a specifiche dinamiche socioeconomiche; tra questi, i piccoli comuni del Nuorese. L’azione dell’Università di Sassari si è concentrata sui comuni di Aritzo, Bitti, Dorgali, Fonni, Galtellì e Gavoi e sul complesso di risorse culturali, materiali e immateriali, custodite e trasmesse dai luoghi della cultura presenti sul territorio, in particolare i musei.
Nel comune di Fonni le attività si sono incentrate sul Museo della cultura pastorale.
Il Museo della Cultura Pastorale di Fonni, aperto al pubblico nel 2007, è situato nel cuore del centro storico e ha sede nell’antica dimora ottocentesca della famiglia Loddo Campana, riconoscibile per gli ambienti tradizionali, la loggia lastricata in ciottoli e il maestoso arco in granito.
L’esposizione, sviluppata su tre livelli per un totale di 300 metri quadrati, ripercorre la storia della comunità locale approfondendo il tema del pastoralismo in Sardegna.
Gli ambienti museali sono organizzati seguendo un ordine tematico preciso, che guida passo dopo passo il visitatore alla scoperta della vita errante del pastore. L’itinerario prende avvio dall’immagine simbolica di un pastore che abbandona la propria abitazione per partire in transumanza; accanto, un carro posizionato sulla destra sembra invitare chi osserva a seguirne idealmente il cammino.
La raccolta espositiva comprende oggetti d’uso quotidiano tipici del territorio e si arricchisce di pannelli illustrativi con testi esplicativi, postazioni multimediali con fotografie, registrazioni sonore e video — tra cui i canti tradizionali delle donne di Fonni — oltre a installazioni acustiche che ripropongono i rumori della campagna e i balli legati alle feste. Questi strumenti digitali contribuiscono a rendere la visita più coinvolgente e a offrire una comprensione più profonda dei contenuti presentati.
Scopri il Museo della cultura pastorale navigando tra le pagine del sito Progetto Racine Nuorese curato dall’Università di Sassari e organizza la tua visita.
Letteratura
Fonni letteraria
«I would like to go to Fonni. They say it is the highest village in Sardinia». Così scrive D.H. Lawrence nel suo celeberrimo Sea and Sardinia (1921): anche se la visita al paese più alto della Sardegna non avverrà, possiamo capire come la posizione geografica dell’abitato, incastonato fra le montagne della Barbagia di Ollolai e al cospetto del Gennargentu, lo renda un luogo che, letterariamente, è sempre stato caratterizzato da un immaginario di asperità, di isolamento, ma proprio per questo anche di grande fascinazione.
Oltre alla tradizione poetica sarda che contraddistingue moltissimi centri barbaricini e che è stata fatta oggetto di recenti raccolte antologiche, due testi letterari, che ormai fanno parte a pieno titolo del canone letterario oltre i confini isolani, sono parzialmente ambientati nel villaggio che, in inverno, si trasforma in un paesaggio di neve. In Diario di una maestrina (1959) di Maria Giacobbe, la narratrice così descrive il suo arrivo in paese come nuova maestra:
Sotto un velo di pioggia ecco Fonni! Le case sembrano schiacciate dalle grandi tegole rugginose. Porte e finestre sprangate; di vivo c’è solo la pioggia. Mi sembra però che intorno mille occhi sospettosi mi osservino, come se lì, dietro quei muri sghembi, si vivano intensamente ore di attesa.
Il senso di isolamento estremo del piccolo abitato a metà Novecento è colto nella visione delle alunne, bambine già donne di età compresa fra i nove e i quattordici anni «che non hanno mai visto il mare», ma la presenza di un Centro di cultura popolare, al quale la narratrice collabora insegnando a persone di tutte le età, spezza quella chiusura di cui oggi, per chi passeggia per le stradine ancora strette e fra saliscendi, si sente un’eco di tutt’altro sapore. Fonni è oggi uno di quei luoghi in cui ritrovare il passo lento del camminare mentre si osserva il maestoso paesaggio montano intorno, magari rileggendo le pagine di un altro classico, ormai, della letteratura non solo sarda ma nazionale, ovvero Cenere (1903) di Grazia Deledda:
Durante il lungo inverno tutto era neve e nebbia; ma in primavera l’erba invadeva anche i ripidi viottoli del paese, selciati di grosse pietre […]. Le casupole di pietra bruna, coi tetti di scandule sovrapposte a guisa di squame di pesce, aprivano sui viottoli le porticine nere, i balconi di legno corroso, le scalette talvolta inghirlandate di vite; il pittoresco campanile della Basilica dei Martiri, emergente dal verde delle querce del vecchio cortile del convento, dominava il quadretto del paese, disegnato sul cielo di cristallo azzurrino. Un orizzonte favoloso circonda il villaggio: le alte montagne del Gennargentu, dalle vette luminose quasi profilate d’argento, dominano le grandi valli della Barbagia, che salgono, immense conchiglie grigie e verdi, fino alle creste ove Fonni, con le sue case di scheggia e i suoi viottoli di pietra, sfida i venti e i fulmini.
È questa visione maestosa che si offre a chi arriva a Fonni: la descrizione deleddiana restituisce la dimensione al contempo pittoresca e sublime che, partendo prima dalla visione ravvicinata del paese, apre poi lo sguardo verso un’esperienza estatica del paesaggio.
L’adattamento cinematografico che ne fu tratto nel 1916, con la memorabile interpretazione di un’Eleonora Duse nella sua unica apparizione filmica, non restituisce il dato paesaggistico (gli esterni furono in realtà girati nelle piemontesi Valli di Lanzo, vicine agli studi Ambrosio di Torino). Ma proprio la possibilità di confrontare i due luoghi di ambientazione ci permette di ragionare sull’importanza di rivalutare l’intera area montana barbaricina, ponendola alla pari, per bellezza estetica ma anche per godibilità, alle catene alpine. Riscoprire Fonni come località di villeggiatura montana anche grazie alla lente della letteratura: un modo diverso anche di fare turismo, all’insegna della lentezza, del camminare e del potere evocativo della parola è sempre più possibile, grazie pure alle diverse guide turistiche letterarie di recente pubblicazione che stanno riscoprendo soprattutto le aree interne e urbane della Sardegna grazie all’importanza