Bitti – Arte, letteratura e narrazioni audiovisive

Arte

Bitti, tra cultura e suoni.

La valorizzazione integrata del patrimonio culturale del territorio nuorese portata avanti da InnTerr capitalizza i risultati di un progetto di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia–Francia Marittimo 2014-2020, denominato RACINE, al quale l’Università di Sassari ha partecipato come partner tra il 2019 e il 2022. Tra gli obiettivi del progetto vi era la creazione di Ecosistemi di Identità Culturale, finalizzati a promuovere nuove forme di sviluppo endogeno e sostenibile in territori fragili e periferici rispetto a specifiche dinamiche socioeconomiche; tra questi, i piccoli comuni del Nuorese. L’azione dell’Università di Sassari si è concentrata sui comuni di Aritzo, Bitti, Dorgali, Fonni, Galtellì e Gavoi e sul complesso di risorse culturali, materiali e immateriali, custodite e trasmesse dai luoghi della cultura presenti sul territorio, in particolare i musei.

Nel comune di Bitti le attività si sono incentrate sul Museo della civiltà pastorale e contadina.

Nel cuore dell’antico quartiere di Monte Mannu sorge il Museo della civiltà pastorale e contadina, uno spazio etnografico nato con l’intento di far conoscere ai visitatori i molteplici aspetti della vita di una comunità essenzialmente agricola e pastorale.

La struttura che lo ospita è un notevole esempio di architettura tradizionale del centro Sardegna e conserva al suo interno un’ampia collezione di oggetti autentici, alcuni dei quali spesso logorati del tempo.

La ricca collezione è distribuita su due piani: al piano terra, superato l’ingresso, si apre un cortile interno con un caratteristico portico, dal quale prende avvio il percorso di visita. Qui, in spazi dedicati, si trovano gli attrezzi del fabbro e del calzolaio, che introducono a una sala con un grande carro a buoi, gioghi e diversi strumenti impiegati dai contadini per la lavorazione dei campi. Il percorso continua in un ambiente destinato alla produzione del formaggio e nella stanza dedicata alla tessitura, dove è esposto un tipico telaio orizzontale per la realizzazione di tessuti e tappeti.

Il piano superiore restituisce invece un’atmosfera più domestica: si comincia dalla camera degli ospiti, dove è stato ricreato un antico salotto sardo, da cui si accede alla cucina, alla stanza da letto, a uno spazio corredato di pannelli informativi e fotografie e all’area dedicata alla panificazione.

Il tragitto espositivo si completa con il Museo del canto a tenore, collocato all’interno dello stesso complesso che ospita il Museo della civiltà pastorale e contadina. Questo itinerario si sviluppa in cinque sale tematiche e, grazie all’impiego di dispositivi multimediali come totem, visori e strumenti immersivi, consente al visitatore di approfondire caratteristiche e sfumature del canto arcaico dei pastori, riconosciuto dal 2005 dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Scopri il Museo della civiltà pastorale e contadina navigando tra le pagine del sito Progetto Racine Nuorese (LINK: https://www.progettoracinenuorese.it/luoghi-della-cultura/bitti-il-museo-della-civilta-pastorale-e-contadina/) curato dall’Università di Sassari e organizza la tua visita.

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Letteratura

Bitti letteraria

Quando si cammina attraverso le strade di Bitti, centro colpito duramente da diversi fenomeni alluvionali nell’ultimo decennio, si possono notare alcune “parole sui muri”. Accanto ai “murales”, che sempre più diventano un modo di raccontare le tradizioni iconografiche a cavallo tra patrimonio culturale e street art, esistono anche le installazioni, spesso nella maniera di graffiti o di cartelloni, di citazioni letterarie, che punteggiano il paesaggio urbano soprattutto dei piccoli borghi, trasformandosi quasi in un silenzioso soundscape che accompagna la passeggiata.

È quello che accade anche a Bitti, in particolare per quel che riguarda la figura di Michelangelo Pira (1928 – 1980). Si tratta di una figura fondamentale per la limba sarda e per la promozione di un patrimonio linguistico da considerarsi vivo e da praticare negli usi e nei modi dei parlanti. È quanto, ad esempio, sostiene nel suo scritto saggistico più famoso, La rivolta dell’oggetto (1978), in cui analizza la condizione della popolazione sarda durante la delicata fase di passaggio da un’economia e una società a prevalenza agro-pastorale verso un modello improntato a una matrice consumistica e industriale.

È nelle sue opere letterarie che Piras mette in atto un atteggiamento linguisticamente radicale, come quello di usare il sardo bittese, ad esempio, nel romanzo “Sos Sinnos” (1983), in cui ha adottato, nell’uso ortografico, le regole dei parlanti, secondo un’idea di lingua orale, viva, in perenne mutamento. A un altro romanzo postumo, Isalle (1996), presentato al Premio Grazia Deledda nel 1960 con il titolo “La legna cattiva” e di forte matrice autobiografica, è intitolata una passeggiata letteraria, il cui percorso è ben visibile nel corso principale del centro storico del paese: “Caminera literaria Michelangelo Piras – Ritorno a Isalle” è un itinerario che si snoda lungo le strette vie che caratterizzano la parte più antica di Bitti e tocca i luoghi comunitari per eccellenza – la scuola, la chiesa, corso Vittorio Veneto e altre strade del centro.

Non è forse un caso che una citazione dal suo Villaggio elettronico – pubblicato postumo nel 1997 riprendendo uno scritto del 1970, in cui veniva preconizzata l’organizzazione antropologico-sociale della rete che si sarebbe poi avverata con Internet – anticipi l’ingresso del Museo Multimediale del Canto a Tenore. «Il mondo intero è quel che mi pareva fosse il villaggio quando ero bambino», recitano le “parole sui muri”; l’idea di una connessione tra passato e futuro grazie anche alla rete, che rende presente il virtuale, è ciò che sta alla base di un museo che è al contempo tradizionale e avveniristico: la tradizione letteraria e musicale del canto a tenore, patrimonio dell’umanità, è fruibile da chi visita attraverso pannelli a grandezza umana, veri e propri totem in cui si avvicendano i vari tenores, permettendo così di godere in diretta di una performance che è virtuale e reale allo stesso tempo.

Se il patrimonio della poesia bittese è decisamente vasto, come testimoniano anche numerose raccolte e antologie di autori locali, spostandoci sul versante della narrativa ultra-contemporanea non può essere dimenticata la raccolta di racconti, poesia e teatro “Sei per la Sardegna” (Einaudi, 2014).

A causa dei forti danneggiamenti subiti dal paese durante l’alluvione del 2013, sei autrici e autori della cosiddetta “nuova letteratura sarda” hanno deciso di raccogliere sei testi in un volume, il cui ricavato è stato destinato alla ricostruzione della piazza di Bitti. All’insegna di «s’abba tenet memoria», Francesco Abate, Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu, Michela Murgia e Paola Soriga hanno racchiuso testi che evocano, pur nella difformità delle ambientazioni spaziali che esulano anche dal territorio sardo, il trauma che il territorio bittese ha subito. La letteratura, allora, può trasformarsi anche in strumento di cura, affinché il valore della memoria possa passare attraverso le storie, ma anche attraverso l’agire concreto della parola.

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Bibliografia essenziale

Michelangelo Piras, La rivolta dell’oggetto: antropologia della Sardegna, Giuffrè, 1978;
Michelangelo Piras, Sos Sinnos, Edizioni della Torre, 1983;
Michelangelo Piras, Isalle: romanzo, Cagliari, AM&D, 1996.
Michelangelo Piras, Il villaggio elettronico, AM&D, 1997.
Poetas : poesia vitzichesa dae su 1800 a su 2010, a cura di Tanielle Cossellu, Kelleddu Burrai, Tipografia Antioco Bussu, 2011;
Sei per la Sardegna, a cura di Marcello Fois, Einaudi, 2014;
Amico Cimino. Il poeta che ispirò i tenores di Bitti Remunnu ’e Locu, a cura di Tanielle Cossellu e Natalino Piras, Edizioni Letteratura alla macchia, 2017.

Galleria foto

Narrazioni audiovisive

Scopri il comune di Bitti all’interno di “Itineraria“, un progetto fotografico dedicato all’esplorazione delle aree interne della Sardegna.  Le immagini raccontano la vita quotidiana e i cambiamenti socio-economici del territorio, restituendo il legame profondo tra comunità e ambiente. Il foto saggio mostra come i luoghi, le persone e le pratiche custodiscano l’identità di un territorio, intrecciando passato, presente e futuro in un’unica narrazione visive.

Progetto Itineraria