L’Acqua in Sardegna: risorsa per la vita, elemento sacro e simbolo di potere
Le risorse idriche per uso umano si distinguono in acque superficiali (fiumi, laghi, serbatoi, zone di transizione e costiere), esposte a forte rischio di inquinamento e, quindi, da trattare con depurazione artificiale, e acque sotterranee, provenienti dall’infiltrazione di acque meteoriche. Queste ultime, a seconda del substrato attraversato, possono essere più o meno ricche di sali minerali e protette da contaminazioni. I punti di affioramento naturale delle falde rappresentano le sorgenti, le quali possono essere valutate in base ai parametri previsti dalla normativa vigente per valutarne la qualità e la potabilità (Smith T.S. e Smith R.L., 2013).
Sebbene i tre quarti del pianeta siano coperti da acqua, solo circa l’1% delle risorse idriche complessive risulta direttamente fruibile per l’uomo, rendendo la sua disponibilità effettiva estremamente limitata. Tale quota è costituita da acque superficiali e sotterranee, che differiscono per qualità chimico-fisiche, caratteristiche microbiologiche e grado di protezione da contaminazioni esterne (Jéquier e Constant, 2010; Alimentazione, 2011).
A livello nazionale, il fabbisogno idrico è rappresentato prevalentemente da falde sotterranee, filtrate naturalmente e, quindi, di migliore qualità da un punto di vista igienico-sanitario. La Sardegna, però, rappresenta un’eccezione: qui quasi l’80% dell’acqua distribuita proviene da bacini artificiali e corsi d’acqua superficiali, più vulnerabili a contaminazioni di origine naturale e antropica e, di conseguenza, più frequentemente sottoposti a processi di potabilizzazione. Di conseguenza, in territori vulnerabili come la Sardegna, le acque sotterranee e sorgive costituiscono una risorsa preziosa da preservare per assicurare disponibilità e qualità nel tempo (Istat, 2023).
In Sardegna l’acqua ha sempre avuto un valore fondamentale, non solo come risorsa per la vita quotidiana, ma anche come elemento sacro e simbolo di potere. Fin dall’Età del Bronzo e del Ferro, la prossimità tra insediamenti nuragici e sorgenti non rispondeva unicamente a esigenze di approvvigionamento quotidiano, ma rivestiva un ruolo politico, economico e religioso. Pozzi e fonti sacre, rinvenuti in numerosi siti archeologici, testimoniano pratiche rituali e culturali connesse all’acqua, la cui gestione costituiva un elemento identitario e di organizzazione territoriale.
Tale relazione si perpetuò anche in epoca medievale dove diversi castelli giudicali furono costruiti in prossimità di aree sorgive o termali (es. Doria, Sardara, Burgos), a conferma del valore strategico e simbolico dell’acqua quale risorsa primaria e strumento di controllo del territorio (Cadinu, 2015; Grillotti di Giacomo M. G., 2008).
Oggi, come allora, l’acqua continua a rappresentare un bene centrale per la comunità isolana assumendo, dunque, un duplice valore: da un lato risorsa idrica da preservare e gestire con criteri di sostenibilità, data la forte dipendenza dalle fonti superficiali; dall’altro elemento storico-culturale, al centro di processi sociali, culturali e insediativi che ne hanno segnato l’evoluzione nel corso del tempo.
Qualità dell’acqua di sorgente in Sardegna e potenziale attrattivo
La presenza di sorgenti e/o fontane, le cui acque si caratterizzino per una buona qualità, può aumentare significativamente il potenziale attrattivo di un itinerario turistico offrendo al viaggiatore un’esperienza che unisce natura, cultura e benessere. Per tali motivi, nell’ambito del progetto InnTerr, sono state identificate le sorgenti e le fontane del territorio nuorese che potessero essere inserite all’interno di itinerari turistici e le rispettive acque sono state analizzate dal punto di vista chimico e chimico-fisico, osservando i possibili risvolti sulla salute dei consumatori.
Guidati dal criterio della rilevanza storica, culturale e sociale della sorgente e/o fontana e dall’utilizzo a scopo potabile da parte della popolazione locale nel corso delle generazioni, sono state individuate 14 fonti d’acqua sorgiva:
- Su Antaru Vetzu (Mamoiada) La sorgente è situata nel territorio di Mamoiada e il suo nome significa “vecchia fonte”. Si suppone che risalga al periodo degli insediamenti romani sull’Isola. Presumibilmente si trattava della fonte dalla quale veniva attinta l’acqua da parte dei militi romani, residenti nel recinto fortificato del rione “Su Hastru”. La sorgente oggi si presenta con due punti di presa (un tempo provvisti di rubinetto, attualmente assenti) e un lavatoio subito adiacente.
- Cosma e Damiano (Mamoiada) A pochi chilometri dal paese di Mamoiada, nell’altopiano di Lidana, si trova la sorgente “Cosma e Damiano”, collocata all’interno del Santuario omonimo, risalente al VII secolo d.C. Si tratta di un luogo di culto tra i più pittoreschi e frequentati della Barbagia.
- Heresia (Lodine) Nel comune di Lodine si trova la sorgente “Sa Heresia”. Il toponimo avrebbe origine dal mondo vegetale e significherebbe “ciliegia”. È collocata poco fuori del centro abitato e presenta acqua corrente. Il muro di sbocco riporta il riferimento al probabile anno di costruzione, il 1895.
- Località Padru e Lodine (Lodine) La sorgente “Località Padru e Lodine”, ubicata nel centro abitato, è di costruzione relativamente recente ed è tuttora assiduamente utilizzata dalla popolazione locale.
- S’Abba medica (Gavoi) Tipica fontanella con rubinetto situata al centro del paese di Gavoi. Il nome richiama le possibili proprietà benefiche e curative che la popolazione attribuisce a quell’acqua.
- S’Antana Noba (Gavoi) Nel centro di Gavoi è collocata la sorgente “S’Antana Noba”, caratterizzata da due punti di affioramento, il più antico con acqua corrente e il secondo, di più recente costruzione, dotato di rubinetto.
- Funtana Bachissontu (Ovodda) Si trova a Ovodda, poco fuori del centro abitato. È ricoperta da una tettoia e presenta una serie di elementi decorativi che la rendono unica, sebbene la sua collocazione storica non sia nota.
- Bia ‘e Ovodda o Funtana ‘e Fuili (Tiana) Situata nella periferia del comune di Tiana, è posta al di sotto di una tettoia decorativo-protettiva che invita alla sosta i residenti. È inoltre presente una vasca di raccolta che funge anche da abbeveratoio.
- Funtana ‘e Latzarinu (Tonara) Situata ai piedi delle montagne scistose di Tonara, il suo nome significherebbe “fianco del monte” o “piccolo fianco del monte”. Fu costruita nel Settecento per garantire un punto di sosta e ristoro ai contadini di ritorno dalle campagne. Venne ristrutturata nel 1895 e, negli anni 2000, fu abbellita dallo scultore Tonino Loi di Belvì, che incise sulla pietra elementi legati alla cultura di Tonara, come la produzione di torrone.
- Pitzirimasa (Tonara) Collocata nel rione di Taliseri, nel comune di Tonara, a circa 1 km dal centro abitato. L’acqua affluisce in una struttura impreziosita dall’artista Tonino Loi, che incise sulla pietra alcuni versi della poesia “A Tonara” e introdusse sculture e una tettoia in legno di castagno, nello stile tipico delle abitazioni storiche di Tonara.
- Is Alinos (Aritzo) Collocata nel Comune di Aritzo, riporta l’incisione “1915”, presumibilmente anno dell’edificazione.
- Bingia ‘e Josso (Aritzo) Situata nell’area in cui ebbe origine il nucleo abitativo di Atzara, corrispondente ai primi rioni e alle case più antiche, risalenti intorno al 1900.
- Ziu Antiogu (Atzara) Ubicata in un’area adibita alla sosta, nel comune di Atzara. La struttura presenta una vasca-abbeveratoio laterale alla sorgente.
- Abbeveratoio (Sorgono) Posto fuori dal centro abitato di Sorgono, rappresenta una testimonianza della tradizione rurale e pastorale del territorio. È caratterizzato da una struttura semplice in pietra, composta da due vasche rettangolari di abbeveratoio.
Risultati delle analisi
La totalità dei campioni prelevati dalle 14 sorgenti presenta acque classificate come leggermente mineralizzate (residuo fisso a 180°C tra 50 e 500 mg/l). Il valore può essere parzialmente attribuibile all’assetto litologico del sottosuolo con il quale le acque vengono a contatto. Difatti, l’isola è in gran parte costituita da rocce con basso grado di permeabilità e porosità dovute appunto a un basamento cristallino predominante, carente di fratture.
L’assetto litologico del sottosuolo dell’area considerata è composto da rocce magmatiche, per lo più granitiche e metamorfiche acide, resistenti ai fenomeni di degradazione e lisciviazione normalmente attuati dall’acqua (Nisi et al, 2024) dalla permeabilità medio-bassa per fratturazione, fatta eccezione per i comuni di Tonara e Tiana, dove prevaricano rocce para-metamorfiche (come filladi, scisti, gneiss, ecc.) dalla permeabilità bassa per fratturazione.
Dal Diagramma di Chebotarev (figura 1) si evince come la totalità dei campioni si collochi nella metà sinistra del grafico, dove la sommatoria di solfati e cloruri predomina sui bicarbonati; quindi, le acque possono essere classificate come “Acque a Solfati e Cloruri”, ove nel quadrante superiore si avrà una predominanza di metalli alcalini (Sodio e Potassio) e nel quadrante inferiore dei metalli alcalino terrosi (Calcio e Magnesio).

1. Su Antaru Vetzu (Mamoiada);
2. Santuario Cosma e Damiano (Mamoiada);
3. Sa Heresia (Lodine);
4. Località Padru e Lodine (Lodine);
5. S’Abba medica (Gavoi);
6. S’Antana Noba (Gavoi);
7. Funtana Bachissontu (Ovodda);
8. Funtana ‘e Fuili (Tiana);
9. Funtana ‘e Latzarinu (Tonara);
10. Funtana Pitzirimasa (Tonara);
11. Funtana Is Alinos (Aritzo);
12. Bingia ‘e Josso (Aritzo);
13. Tziu Antiogu (Atzara);
14. Abbeveratoio (Sorgono).
Risvolti per la salute dei consumatori
Il consumo di acque leggermente mineralizzate può avere effetti diuretici sul consumatore e può esser indicato in soggetti che soffrono di calcoli renali o di gotta, in quanto faciliterebbe la clearance di acido urico e azoto ureico. Sono acque aventi concentrazioni di elementi nella media, caratteristica che le rende adatte al consumo di un’ampia fascia di persone, indipendentemente dall’età e dallo stato di salute.
La concentrazione di contaminanti chimici inorganici e metalli pesanti, ben al di sotto dei limiti previsti dalla normativa, è indicativa della sicurezza e salubrità delle acque analizzate. Inoltre, bassi livelli di ammoniaca denotano una scarsa contaminazione da parte di scarichi fognari e/o zootecnici; la presenza di nitrati e nitriti entro i limiti soglia può indurre a pensare che nell’area circostante non si faccia uso massivo di fertilizzanti azotati. L’assenza di metalli pesanti, quali alluminio, bario, cadmio, cobalto, cromo, ferro, nichel, mercurio, piombo, titanio, rame vanadio e zinco, esclude possibili effetti tossici e cancerosi per i consumatori, salvaguardando la salute pubblica della popolazione residente.