Orune – Etnografia

Situato a un’altitudine prossima agli 800 metri, Orune è un centro della Barbagia che si sviluppa su un territorio collinare e montuoso, attraversato da sorgenti perenni, boschi e rilievi granitici. Il toponimo, verosimilmente derivato dal greco oros (monte), riflette la conformazione geografica del luogo, che si affaccia su un ampio panorama che spazia dalla Baronia al Logudoro. L’abitato conserva una struttura compatta, con edifici in pietra locale, e si caratterizza per una storia insediativa antica e stratificata, testimoniata da numerosi siti archeologici.

Nel XIX secolo, secondo le osservazioni di Angius, la vita economica era basata prevalentemente sulla pastorizia estensiva e su un’agricoltura cerealicola e orticola praticata in ambito familiare. La superficie coltivabile, pur se limitata rispetto alla complessiva estensione comunale, era sufficiente al fabbisogno della popolazione, con coltivazioni di grano, orzo, legumi e patate. L’allevamento di ovini, caprini, bovini e suini garantiva latte, carne, formaggi e lana. Una parte significativa della popolazione femminile era impiegata nella tessitura domestica: erano attivi centinaia di telai, dai quali si ricavavano coperte, panni d’orbace, tappeti e altri manufatti destinati sia all’autoconsumo sia alla vendita nei mercati regionali. Le manifatture rurali si affiancavano alla produzione di pani e formaggi.

Nel corso del Novecento, la struttura economica ha subito trasformazioni significative. La riduzione delle attività agricole tradizionali è stata compensata dalla permanenza di pratiche agropastorali e da una nuova attenzione verso il patrimonio culturale e archeologico. La pastorizia continua a rappresentare un’attività importante, soprattutto per quanto riguarda la produzione casearia a base ovina. In parallelo, sono sopravvissute alcune competenze artigianali, tra cui la tessitura dei tappeti e la lavorazione del sughero. Più recente è l’interesse per il turismo culturale, legato in particolare al sito archeologico di su Tempiesu, un pozzo sacro nuragico costruito con conci di trachite e basalto, e agli altri luoghi d’età protostorica come la fonte templare di su Lidone, il complesso di sant’Efis, i menhir di sas Predas Ittas e la necropoli romana di Sa Perda Litterada.

Le celebrazioni religiose e stagionali come santu Biasu, su Cossolu e i fuochi di sant’Antonio mantengono un ruolo centrale nella vita collettiva. In alcune di queste occasioni viene ancora oggi rievocata la mietitura tradizionale, effettuata manualmente da gruppi di agricoltori secondo modalità tradizionali. La produzione tessile, oggi in forma ridotta rispetto al passato, mantiene una funzione culturale significativa, anche grazie alla presenza di laboratori familiari.

Negli ultimi anni, Orune ha sviluppato iniziative in ambito culturale e ambientale, anche in relazione alla partecipazione al programma MaB dell’UNESCO – Tepilora-Rio Posada-Montalbo – e al circuito di Autunno in Barbagia. Le prospettive attuali ruotano attorno alla valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale, alla promozione del turismo esperienziale e alla rivitalizzazione delle filiere locali, in particolare nei settori lattiero-caseario, artigianale e gastronomico.

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Bibliografia essenziale

Angius, V. (2020 [1841]). Orune. In L. Carta (Ed.), Città e villaggi della Sardegna nell’Ottocento (Vol 2, pp. 1116–1119). Nuoro: Ilisso Edizioni.
Del Piano, L. (1979). Proprietà collettiva e proprietà privata della terra in Sardegna: Il caso di Orune (1874–1940). Cagliari: Edizioni della Torre.
Floris, F. (a cura di). (2007). Orune. In La Grande Enciclopedia della Sardegna (Vol. 7, pp. 9–12). Sassari: Biblioteca della Nuova Sardegna.
Mariani, S. (2018). Ghìrthalos: Orune tra la storia e le storie. Sassari: C. Delfino.
Massaiu, P. (1992). Un paese della Barbagia: Orune. Nuoro: Cooperativa Grafica Nuorese.